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PanDakar, la storia del pandino che dominò la gara più dura del mondo

PanDakar, la storia del pandino che dominò la gara più dura del mondo

In di RentPro

Esistono auto sviluppate per schizzare oltre i 300 Km/h, altre capaci di arrampicarsi dove nessun altro può e vetture il cui unico compito è spostarsi in città. La Fiat Panda è da sempre il chiaro esempio di utilitaria: un’auto compatta e dai bassissimi costi di gestione. La Dakar è nota universalmente come il rally raid più duro del mondo, una gara estenuante che mette a dura prova piloti e veicoli. Questa competizione è riservata a vetture sviluppate ad hoc, dei veri e propri mostri ideati e sviluppati per affrontare ogni situazione di guida, ma la Dakar non è nuova alla presenza di veicoli piuttosto insoliti per questo tipo di impresa.

Dakar 2017, ecco la PanDakar

fiat pandakar

Nel 2017 la entry list della Dakar metteva in bella mostra belve incredibili, come la Peugeot 3008 DKR Maxi portata alla vittoria dal leggendario Carlos Sainz, e la lista segnalava anche la presenza di una Fiat Panda. L’auto in questione è una 4X4 Cross modificata appositamente per il rally raid più duro del mondo. Ribattezzata PanDakar, la racer del team Orobica Raid deriva direttamente dal modello di serie, così come il suo motore: un 2.0 Mjet rielaborato per ottenere una potenza massima di 180 CV.

La gloria dopo l’inferno

Panda Dakar

Cabini, un vero esperto della Dakar con circa 20 partecipazioni tra moto, auto e camion. La PanDakar aveva già tentato l’assalto durante le 3 edizioni precedenti, ma il suo cammino si interrompeva sempre con un ritiro. Il 2017 è l’anno del riscatto, l’edizione in cui viene compiuta l’impresa, a dir poco leggendaria. Il traguardo di Buenos Aires segna un’importante pagina nella storia del motorsport italiano: la PanDakar è la prima italiana concludere una Dakar, oltre ad essere l’unica auto derivata da un’utilitaria prodotta in serie.

Cifre record per una semplice Panda

Pandakar

12 tappe distribuite tra 3 paesi dell’America Latina: Paraguay, Bolivia e Argentina. Circa 9.000 Km, di cui oltre 4.000 Km riservati alle durissime prove speciali: 7 di queste hanno coperto oltre 400 Km e una anche 500. Le condizioni più proibitive sono state riscontrate in Bolivia, dove per circa 2.200 Km il percorso si svolgeva ad un’altitudine di circa 3.500 metri, qui la carenza di ossigeno ha messo a dura prova equipaggio e vettura. Dei 93 equipaggi partiti, solo 53 hanno raggiunto la meta, tra cui anche la ormai leggendaria PanDakar.

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